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	<title>Hortus conclusus</title>
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		<title>ATENA</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Echi]]></category>
		<category><![CDATA[atena]]></category>
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		<category><![CDATA[odisseo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il percorso è lungo e per seguirlo a ritroso si può cominciare da qui. Mio padre mi rimprovera spesso di avere un debole per Odisseo. E provano malanimo nei miei riguardi gli altri dèi, quelli che lo odiano, che lo vorrebbero morto e sepolto &#8211; ma non dimenticato, un bel monito a comportarsi sempre giudiziosamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il percorso è lungo e per seguirlo a ritroso si può cominciare da <a href="http://www.hortusconclusus.it/2011/12/16/euriclea/">qui</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre mi rimprovera spesso di avere un debole per Odisseo. E provano malanimo nei miei riguardi gli altri dèi, quelli che lo odiano, che lo vorrebbero morto e sepolto &#8211; ma non dimenticato, un bel monito a comportarsi sempre giudiziosamente per gli altri uomini. Lui, Odisseo, propriamente giudizioso non è. Ed è vero che ho un debole per lui, e senza vergogna approfitto della predilezione di Zeus nei miei confronti per ricondurlo a vivere, per restituirgli il suo rango, la sua donna e la sua casa.<span id="more-1656"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La ragione non mi sembra così difficile da comprendere: egli è diverso. E&#8217; l&#8217;unico che mi tratti da pari senza mancarmi mai di rispetto e senza diventare tracotante. La mia amicizia e la mia protezione davvero hanno valore per lui, valore in sé, anche ora che quella sciocca di Calypso cerca di impedire che egli torni alla gloria, alla luce di un sole vero. Anche adesso, che gli manca ogni speranza in quell&#8217;isola così perfetta, anche ora non inveisce contro di me, non mi rimprovera d&#8217;averlo abbandonato.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, quando sono sola, rido dell&#8217;invidia che avverto da parte degli altri dèi: nessun uomo li venera e li sente vicini come succede a me con Odisseo. Ma davanti a tutti, nella luce candida dell&#8217;Olimpo, io sono inattaccabile, fredda come il marmo dei miei simulacri, e i miei occhi gelano le critiche, gli attacchi come i tentativi di alleanza. Io sola sono nata dalla testa di nostro padre, non dal suo sperma. E sono nata armata.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; straordinario che sia proprio il mio distacco nei confronti degli altri dèi a permettermi di provare autentica felicità e vero divertimento quando scendo in mezzo agli uomini. Io non ho bisogno di amanti, come Afrodite, ma di complici. Ho bisogno di essere intesa con un semplice sguardo e quando questo avviene mi piego a porgere la lancia, la coppa col vino. Odisseo sa stupirmi sempre, con il suo talento di combattente, astuto, instancabile, sempre capace di trovare nuova speranza, sempre fermo e paziente nell&#8217;attesa, incrollabile nei suoi intenti. Capiamoci, non è che io senta la mancanza della mortalità e dell&#8217;umana incertezza: sono perfettamente a mio agio nella mia posizione di dea immortale. Ma è infinitamente divertente poter agire fianco a fianco di uomini in gamba per il puro gusto di farlo &#8211; e con la certezza di provocare irritazione in alcuni dei miei sacri parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Odisseo, per giunta, ha anche una moglie da non sottovalutare, che adempie al mio culto senza neanche rendersene conto, mettendo in campo astuzie e piccoli sgarbi capaci di far uscire di senno gente molto più abile dei Proci. E con lei prendono vita anche i miei lati femminili, quando la induco a dormire, quando nel sonno le rendo la sua bellezza, capace di sbalordire e incantare gli uomini. Io che non levo mai l&#8217;elmo e la corazza, io che conduco le schiere in  battaglia so anche di unguenti e dolcezze, grazie a questa donna, a Penelope, e imparo come intrecciare i capelli, come rendere più luminosa una guancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri dèi sono convinti di sapere tutto, io invece credo nell&#8217;eterno apprendimento.  Non conosciamo che il lato assertivo del rapimento, noialtri: nulla, nessuno ci esalta, ci strappa a noi stessi, ci procura orgasmo felicità e dannazione. Eppure questa vicinanza agli atti umani&#8230;mi procura un&#8217;astrazione appagante, un&#8217;estraneità a me stessa che mi fa quasi ridere di gioia. E&#8217; raro che gli dei ridano, se non per scherno.</p>
<p style="text-align: justify;">Se anche potessi provare pietà, non ne sprecherei per i pretendenti di Penelope. Il destino ha parlato loro chiaramente, ma quella è gente incapace di ascoltare. Per questo non mi vedono, e neppure sono in grado di cercare qualcun altro fra gli dèi. Come tutti gli uomini mediocri, si lasciano convincere dalle ricchezze, dall&#8217;adulazione e dal sesso. Si credono destinati al fulgore della vittoria, preferibili a chiunque altro, e credo ucciderebbero Odisseo anche solo per vendetta nei confronti dell&#8217;ostinata fedeltà di Penelope.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo sia giunto il momento. Credo davvero di poter lasciare per un po&#8217; questo lucore che sempre trascorre sereno, quest&#8217;aria eternamente profumata. Ora scuoterò la lancia e ne uscirà chiaro suono che diverrà storia e leggenda e poesia eterna.</p>
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		<title>l&#8217;albero</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 19:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eccesso di stimoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dolore è come un tronco d&#8217;albero. Ci appoggio le mani, lo sento vivere ne ascolto la linfa che suona chiara, osservo la luce che lo saggia piano al mattino. E non lo posso spostare. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dolore</p>
<p>è come un tronco d&#8217;albero.</p>
<p>Ci appoggio le mani, lo sento vivere</p>
<p>ne ascolto la linfa che suona chiara,</p>
<p>osservo la luce che lo saggia piano al mattino.</p>
<p>E non lo posso spostare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>euriclea</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 21:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eccesso di stimoli]]></category>
		<category><![CDATA[euriclea]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
		<category><![CDATA[omero]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui comincia il percorso a ritroso. E&#8217; tornato, padre Zeus, è tornato! Continuo a ripetere queste parole nella mia mente e non capisco come io possa tacere, come riesca a non correre da Penelope abbracciandola per vederla finalmente piangere di gioia e non di dolore, dopo tanto tempo. Gli anni l&#8217;hanno forse mutato ma un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.hortusconclusus.it/2011/06/07/polifemo/">Qui</a> comincia il percorso a ritroso.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tornato, padre Zeus, è tornato!</p>
<p style="text-align: justify;">Continuo a ripetere queste parole nella mia mente e non capisco come io possa tacere, come riesca a non correre da Penelope abbracciandola per vederla finalmente piangere di gioia e non di dolore, dopo tanto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni l&#8217;hanno forse mutato ma un dio mi annebbiava gli occhi; quando ho toccato la cicatrice l&#8217;ho rivisto all&#8217;improvviso come allora, quando il cinghiale lo ferì e lo riportarono a casa pallido e insanguinato, un giovinetto con gli occhi orgogliosi per la sua prima avventura e la sua prima ferita. Mi ha imposto di tacere e minacciato: non me ne sono offesa. Avrei rischiato di perderlo, gridando tutta la mia felicità, questo lo capisco. Non so cosa farà, insieme agli altri uomini che gli sono rimasti fedeli – sono così pochi!<span id="more-1026"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma certo ora le cose cambieranno, è inevitabile. Presto qualcosa accadrà e mi sorprendo a osservare le altre schiave, quelle giovani che si sono unite ai pretendenti, e mi chiedo quanto ancora vivranno costoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi lunghi anni – davvero ne sono passati solo tre, da che i pretendenti approfittano di noi? &#8211; le ho osservate col distacco e l&#8217;amarezza di chi non può nulla e cerca di contenere i danni e il pericolo. Le ho viste offrire se stesse e anche quello che non posseggono, le ho sentite ridere alle mie spalle e farsi beffe della regina. Le cagne.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiterò quando Odisseo mi chiederà di indicargli le schiave fedeli e quelle infedeli. Tutti i nomi sono ben chiari nella mia mente. Bambine, le ricordo tutte, quando in questa casa io e la regina insegnavamo loro tutto quello che deve sapere una donna. Abbiamo commesso evidentemente qualche errore, con alcune. Melantò, col suo volto bellissimo e l&#8217;incedere superbo, forse credeva – ha sempre creduto! &#8211; di poter ambire ad un ruolo differente da quello che il destino le ha assegnato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non io. Il mio destino si confà perfettamente alle mie inclinazioni. Non ho avuto un marito ma Odisseo e Telemaco sono i miei figli e Penelope è mia regina, mia figlia, mia compagna. Insieme, i nostri giorni hanno conosciuto l&#8217;armonia e l&#8217;amicizia. Per questo mi pesa il silenzio che mi è imposto, come quando Telemaco andò in viaggio e dovetti tacere. Allora ero piena d&#8217;angoscia, oggi mi mordo le labbra per non gridare di gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">Avvolgo le stuoie e le coperte, osservo le ancelle accendere il fuoco, preparare la sala per l&#8217;ennesimo banchetto dei pretendenti. Odisseo è là, in un angolo, negletto, lui, il signore di questa casa! finge di contentarsi  della loro elemosina. Lo hanno maltrattato e avrebbero voluto che Iro lo uccidesse a pugni: mi stupisco che non si siano impensieriti, vedendo con quanta facilità l&#8217;ha battuto, e i muscoli sodi che ha rivelato sotto gli stracci. Credo che il dubbio, almeno, dovesse sorgere&#8230;meglio così. La folgore li colpirà senza rimedio, almeno così auguro loro: la vendetta li attende.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco fa il mio signore mi ha ingiunto di salire nelle stanze delle donne insieme a Penelope, di serrare la porta e di non uscirne. Giungono ora grida. Ne ho sentito uno, terribile, il primo&#8230;mi è parsa la voce di Antinoo e vibrava d&#8217;orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo gli occhi, premendo i pugni alle tempie, e stringo la mano di Penelope. In bocca ho il sapore della vendetta, e sa di bronzo.</p>
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		<title>Faccio due conti</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 20:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti cerchi di eccezioni si dipanano da una goccia di regola? E come calcolare l&#8217;imponenza di uno sguardo in tralice, come misurarne il peso sulle ore del tuo sonno &#8211; in minuti? in moti di buio? in macchine che passano? Colloco una virgola nel discorso come fosse la barra lucente che definisce il metro. Allineo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti cerchi di eccezioni si dipanano da una goccia di regola?</p>
<p>E come calcolare l&#8217;imponenza di uno sguardo in tralice,</p>
<p>come misurarne il peso sulle ore del tuo sonno &#8211; in minuti? in moti di buio? in macchine che passano?</p>
<p>Colloco una virgola nel discorso</p>
<p>come fosse la barra lucente che definisce il metro.</p>
<p>Allineo moduli, cioccolatini, ricordi.</p>
<p>E sempre mi stordisce la fuga felice delle cose dall&#8217;artiglio del mio controllo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>la seduzione è eterna</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 19:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa bellezza eternamente irresistibile - quanta bellezza sbatte contro le finestre non c&#8217;è modo di chiuderle per fortuna. &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa bellezza</p>
<p>eternamente irresistibile -</p>
<p>quanta bellezza</p>
<p>sbatte contro le finestre</p>
<p>non c&#8217;è modo di chiuderle</p>
<p>per fortuna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;la rusalka&#8221; di alexandr puskin &#8211; riscrittura in forma di favola</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[...di nuovo sui banchi di scuola]]></category>
		<category><![CDATA[alexander puskin]]></category>
		<category><![CDATA[alexandr puskin]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[folklore russo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura russa]]></category>
		<category><![CDATA[ondine]]></category>
		<category><![CDATA[rusalca]]></category>
		<category><![CDATA[rusalka]]></category>
		<category><![CDATA[russalca]]></category>

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		<description><![CDATA[La Rusalka è un&#8217;opera teatrale di Alexander Puskin, rimasta incompiuta. Qui il testo, tradotto in italiano, che resta interrotto sul più bello, come da manuale. L&#8217;argomento della ninfa d&#8217;acqua dolce, ondina malevola e inesorabile, doveva esercitare un certo fascino sullo scrittore, che nel 1819 scrisse anche un poema sull&#8217;incontro fra una rusalka e un monaco: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1613" title="rusalke-237" src="http://www.hortusconclusus.it/wp-content/uploads/2011/09/rusalke-237.jpg" alt="" width="237" height="316" />La Rusalka è un&#8217;opera teatrale di Alexander Puskin, rimasta incompiuta. <a href="http://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/rusalka.html">Qui</a> il testo, tradotto in italiano, che resta interrotto sul più bello, come da manuale. L&#8217;argomento della ninfa d&#8217;acqua dolce, ondina malevola e inesorabile, doveva esercitare un certo fascino sullo scrittore, che nel 1819 scrisse anche un poema sull&#8217;incontro fra una rusalka e un monaco: <a href="http://clover.slavic.pitt.edu/tales/rusalka.html">qui</a> il testo tradotto in inglese. Ho escluso i testi originali russi per la semplice ragione che non parlo una parola di russo e non sono in grado di giudicare una pagina web in quella lingua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da bambina lessi questa storia in forma di favola e ne restai folgorata. Adesso ho deciso di riscriverla, con qualche variazione sul tema.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sul fondo del Dnepr, nel punto in cui il fiume faceva una curva lenta, e dove era poco largo, ma molto profondo, vivevano le rusalke. Uscivano a sera, emergendo dall&#8217;acqua, e sedevano sulle sponde a chiacchierare e cantare, pettinando le lunghe ciocche verdi delle loro chiome, scuotendo l&#8217;acqua dalle morbide, lisce braccia. Poiché attiravano viandanti e bambini nell&#8217;acqua, uccidendoli per via di un oscuro risentimento incomprensibile per gli uomini, il luogo era poco frequentato dalla gente del paese vicino.<span id="more-1561"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla riva sorgeva però un mulino: il mugnaio, che viveva lì solo con la figlia, non aveva alcun timore delle rusalke, a suo giudizio una mera fantasia messa in giro da qualche ubriacone o da qualche donnetta superstiziosa. Non riusciva neppure ad udirne il canto. Del resto, il canto delle rusalke si lascia ascoltare solo da coloro che le ondine vogliono irretire, qualcuno che il destino ha toccato porgendogli doni feroci.</p>
<p style="text-align: justify;">La figlia del mugnaio era una fanciulla solitaria, di grande bellezza. Poco avvezza alla gente, il giorno che un cavaliere smarritosi nel bosco era giunto alla soglia della loro casa, se ne era innamorata senza rimedio, sentendosi ricambiata da un uomo che le portava spesso frutta e fiori e si intratteneva lunghe ore con lei, appoggiandole sulle spalle il proprio mantello lussuoso quando sentiva freddo. Il padre, che aveva immaginato le ricchezze del cavaliere e che sperava di diventare suocero di un grande signore, aveva incoraggiato il loro amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però il cavaliere era assente da parecchi giorni e la fanciulla non sapeva cosa pensare. Per giunta le osservazioni malevole del padre, dettate dalla delusione, la rattristavano ancora di più. Quel pomeriggio, finalmente, sentì il rumore degli zoccoli del suo cavallo, ormai a lei familiare. Gli corse incontro alla piega del sentiero:</p>
<p style="text-align: justify;">- Eccoti, oh eccoti finalmente! &#8211; esclamò avvicinandosi a lui. Il cavaliere scese in silenzio da cavallo, nascondendo il volto nell&#8217;ombra del copricapo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Ma dove sei stato? Ho patito mille morti in tua assenza! Ho temuto che ti fossi perduto, che fossi caduto da cavallo e giacessi ferito in qualche luogo, che tu mi avessi dimenticato, che tu non mi amassi più!</p>
<p style="text-align: justify;">- Non amarti più? &#8211; disse il cavaliere con un sorriso debole. &#8211; No, anima mia, ti amo ancor di più!</p>
<p style="text-align: justify;">La fanciulla lo afferrò per un braccio e lo osservò con un&#8217;attenzione tutta nuova in lei:</p>
<p style="text-align: justify;">- No. &#8211; disse lentamente. &#8211; Tu non sei felice di vedermi! Non mi sei corso incontro, non mi abbracci, non mi baci sulle palpebre come fai di solito! Cosa succede? Ho forse causato la tua ira? Perché sei triste?</p>
<p style="text-align: justify;">- No, fanciulla mia, no. Ho dei gravi pensieri, ma tu non ne hai colpa. Tuttavia&#8230; &#8211; il cavaliere sembrò esitare, poi continuò precipitosamente: &#8211; Perché aspettare? Cara, tu lo sai che la felicità è fatta di pochi momenti. Il tuo amore mi ha reso felice, e qualunque cosa accada io non dimenticherò mai la tua dolcezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La fanciulla fa un passo indietro e si è fatta pallida:</p>
<p style="text-align: justify;">- Mi fanno paura le tue parole. Non le capisco e ne ho timore. Ci sovrasta un orribile destino&#8230;di separazione&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">- E&#8217; così. &#8211; risponde il cavaliere, più asciutto di quanto non vorrebbe. &#8211; Io non sono un semplice cavaliere, come tu credi. Sono il principe di uno stato confinante con questo. E i principi non possono scegliere il loro destino&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">- In guerra! Devi andare in guerra&#8230;no! Adesso capisco. Tu stai per prendere moglie! &#8211; la fanciulla ormai grida, e le lacrime le scendono sulle guance &#8211; Tu stai per sposarti! &#8211; ribadisce, quasi minacciosa, davanti al silenzio di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">- Cosa posso fare? &#8211; dice lui, come da una grande lontananza. &#8211; Osserva tu stessa: credi forse che i principi siano liberi di scegliere chi amare, chi sposare, come voi ragazze? Devo sposarmi, si! Per ragion di stato, non per mia volontà, bada bene. Sono tornato a trovarti per portarti questi doni. Lascia che io stesso ti adorni &#8211; e le posa un diadema sulla fronte, le fa scivolare una collana intorno al collo &#8211; e ti prego, non dimenticarmi. Dio e il tempo leniranno la tua pena&#8230;e lascia che ti abbracci, che ti abbracci per l&#8217;ultima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe la abbracciò mentre lei stava immobile, fredda fredda, e se andò in fretta. Si poteva leggergli il sollievo nel movimento delle spalle, e la fretta di allontanarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La fanciulla rimase immobile, nel silenzio. Il padre uscì dal mulino e si fregò le mani vedendo lo scintillìo dei gioielli.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che gioielli magnifici! Non dirmi, doni di nozze, finalmente?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la figlia si voltò a osservarlo con occhi smarriti:</p>
<p style="text-align: justify;">- Oh, padre mio! Com&#8217;è potuto accadere? Lo amavo tanto! Come ho potuto in una sola settimana perdere tutta la mia bellezza? O forse gli hanno gettato addosso un sortilegio?</p>
<p style="text-align: justify;">Il mugnaio non capiva:</p>
<p style="text-align: justify;">- Ma cosa ti succede?</p>
<p style="text-align: justify;">- Se n&#8217;è andato&#8230;se n&#8217;è andato per sempre. Ed io non ho neppure cercato di trattenerlo, di aggrapparmi alle vesti, al cavallo!</p>
<p style="text-align: justify;">- Ma sei pazza! Cosa dici?</p>
<p style="text-align: justify;">- Vedi, padre mio, egli è un principe. E i principi non sono liberi di scegliere chi sposare. Però possono ingannare le fanciulle, giurando loro eterno amore, promettendo abiti di velluto e stanze sfarzose. Certo, possono divertirsi e poi decidere di andarsene, e credere che qualche gioiello rimetta tutto a posto. &#8211; La fanciulla si interruppe per un attimo, il petto ansante, poi riprese minacciosa: &#8211; E chi sarà la sua fidanzata? Io posso ben andare da lei e dirglielo, dirle &#8220;Vattene! Il principe è mio, e non v&#8217;è posto per due lupe nella stessa tana!&#8221; &#8211; Tocca febbrilmente la collana e il diadema &#8211; Questa che mi ha dato non è una collana, ma una vipera, una serpe che mi soffoca. Ecco! &#8211; e strappa la collana di perle, e sconvolta grida: &#8211; Così, così vorrei spezzare te, maledetta rivale! E questa corona! &#8211; si toglie il diadema e lo fa scintillare girandolo fra le mani. La sua voce è piena di beffarda, gelida disperazione quando prosegue: &#8211; Ecco la corona che ho meritato grazie a lui! Una corona di vergogna, da cui mi libero, così!</p>
<p style="text-align: justify;">La fanciulla scagliò la corona nella corrente del fiume.</p>
<p style="text-align: justify;">- Sono libera! Sono libera e tutto è perduto!</p>
<p style="text-align: justify;">E senza più voltarsi si gettò nelle acque che si richiusero, veloci e impenetrabili, su di lei. Il mugnaio cominciò a gridare, a chiamare, ma la fanciulla non comparve più.</p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p style="text-align: justify;">Giunse per i principi il giorno delle nozze. Nella sala del banchetto gli ospiti divoravano i cibi squisiti, l&#8217;idromele e il vino scorrevano e tutti sembravano felici di essere lì.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compare di matrimonio si rivolse alle fanciulle del coro che da qualche tempo tacevano:</p>
<p style="text-align: justify;">- Ebbene, mie care ragazze? Non avete più canzoni da cantare agli sposi? Forza, cantateci qualcosa che ci rallegri tutti!</p>
<p style="text-align: justify;">E la fanciulle, di rimando:</p>
<p style="text-align: justify;">Compare, compare</p>
<p style="text-align: justify;">sforzati di capire!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;orto sei entrato,</p>
<p style="text-align: justify;">la birra hai versato</p>
<p style="text-align: justify;">e all&#8217;uscio chinato</p>
<p style="text-align: justify;">questo hai cantato:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;O porta, porticina</p>
<p style="text-align: justify;">alla novella sposa</p>
<p style="text-align: justify;">mostra tu la stradina&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Compare, cervello fino,</p>
<p style="text-align: justify;">non tener stretto il quattrino!</p>
<p style="text-align: justify;">E tutti risero a crepapelle del compare che, fingendosi seccato, porse un soldo a ciascuna delle ragazze.</p>
<p style="text-align: justify;">E, mentre le fanciulle si osservano e si interrogano con lo sguardo, per decidere quale canzone dedicare agli sposi, si leva una voce, un canto limpido e sicuro, da un punto imprecisato della sala.</p>
<p style="text-align: justify;">Scorre il fiume tra sassi e sabbia d&#8217;oro</p>
<p style="text-align: justify;">vi guizzano e vi trovano ristoro</p>
<p style="text-align: justify;">due pesci d&#8217;argento mobili ed agili</p>
<p style="text-align: justify;">a muover pinne, a chiacchierar volubili&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fratello, fratello pesce, che notizia è arrivata!</p>
<p style="text-align: justify;">Una fanciulla nel fiume s&#8217;è gettata</p>
<p style="text-align: justify;">perché il suo amato l&#8217;aveva abbandonata</p>
<p style="text-align: justify;">s&#8217;è annegata per la disperazione</p>
<p style="text-align: justify;">e su quel nome una maledizione</p>
<p style="text-align: justify;">ha scagliato, morendo sconsolata.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">- Ma questa non è una canzone di nozze! Chi ha cantato? Smettetela subito! &#8211; tuona il compare, arrabbiatissimo e rosso in faccia. Ma nel silenzio della sala le fanciulle del coro sono impallidite e tutte negano col capo, scuotendo le trecce: non sono state loro!</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe balza in piedi tra gli invitati stupiti e furioso grida:</p>
<p style="text-align: justify;">- Io, io lo so chi è stato!</p>
<p style="text-align: justify;">E poi afferra per un braccio il fido scudiero e gli sussurra di correre a cercarla, la fanciulla, chè certo è riuscita a sgattaiolare dentro e adesso si prepara ad una scenata terribile davanti a tutti. Ma lo scudiero, che conosce bene la fanciulla per aver accompagnato tante volte il suo signore al mulino, non riesce a trovarla e torna indietro perplesso, stringendosi nelle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">- Eppure dev&#8217;essere qui! &#8211; insiste il principe. &#8211; Quella era la sua voce, non mi sbaglio!</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto la festa prosegue, la comare ed il compare di nozze battono le mani e ricordano che è tempo, per gli sposi, di dividersi il galletto arrosto, poi tutti devono cospargerli di fiori di luppolo, per buon augurio. E infine gli sposi si scambiano un bacio.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, nuovamente, si leva una voce di donna da qualche angolo, e getta un grido fievole di disperazione e di odio. E il principe sussulta, e capisce che quello è il grido di lei, della donna abbandonata, furibonda di dolore. Ma ancora la donna non si trova.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, gli sposi vengono accompagnati nella loro stanza. Gli invitati se ne vanno alla spicciolata, le fanciulle escono garrule, facendo tintinnare le monete ricevute in compenso per il loro canto. Restano il compare di nozze e la comare, a vegliare sulla prima notte insieme del principe e della principessa. E mentre il compare si versa dell&#8217;altro vino (dovrà vegliare tutta la notte!) commentano la cerimonia, che è stata bella e allegra, almeno fino a quel canto sfortunato.</p>
<p style="text-align: justify;">- Chissà cos&#8217;hanno nella testa le ragazze! Che idea, cantare una canzone così ad un matrimonio. &#8211; commenta il compare prima di vuotare il bicchiere. La comare resta in silenzio, e nella vaga malinconia della festa finita, avverte come un presagio di sventura.</p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p style="text-align: justify;">Trascorsero alcuni anni. Il principe e la sua consorte non erano felici: lui trascorreva tutte le giornate a caccia, alzandosi all&#8217;alba, tornando a tarda sera, a malapena scambiando con la moglie poche parole. E lei si struggeva, senza riuscire a capire quale mancanza potesse aver commesso per meritarsi tanta freddezza. Temeva che il principe si fosse innamorato di un&#8217;altra donna, temeva di annoiarlo, e nel suo amore impotente era sempre più triste. Invano la sua nutrice cercava di consolarla, ricordandole che gli uomini fanno sempre così, e trascurano le mogli preferendo cacce e cavalli, ma non per questo le tradiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe, veramente, era infelice, dal canto suo, anche se la povera principessa non ne aveva colpa alcuna. Dentro di lui il rimorso e il rimpianto per la figlia del mugnaio non lasciavano spazio alla gioia e alla distrazione. Solo le cacce e la fatica fisica, con la stanchezza che ne seguiva, attenuavano i suoi mesti pensieri. Un giorno, dopo molti anni, decise di tornare al mulino per vedere cosa ne fosse stato della fanciulla e di suo padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bosco aveva invaso il sentiero, tanto che lo trovò a fatica, nonostante conoscesse perfettamente quei luoghi. I rovi e le ortiche crescevano al posto dell&#8217;orto ben coltivato che ricordava ed il mulino era poco più che una rovina dalle pietre scure e coperte d&#8217;edera, le pale immobili. Da molto tempo, era evidente, nessuno viveva più lì.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciò il cavallo legato ad un albero e percorse un tratto a piedi, fino ad una vecchia, bellissima quercia, sotto la quale spesso aveva incontrato la sua fanciulla, che gli correva incontro piena d&#8217;amore e di fiducia. Appoggiò la mano sul tronco, alzando il viso a osservare il fogliame denso e verde.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco, all&#8217;improvviso, tutte le foglie ingiallirono e si accartocciarono e cominciarono a cadere. Come una pioggia di cenere, come se l&#8217;albero piangesse senza potersi fermare, le foglie gli cadevano sulle spalle e sul capo ed egli, atterrito, rimase tuttavia immobile fino a quando il triste prodigio non fu compiuto, e l&#8217;albero spoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora si allontanò con un brivido. Improvvisamente si accorse di un vecchio contadino che faceva legna, poco più in là. Gli si rivolse e gli chiese:</p>
<p style="text-align: justify;">- Buon uomo, lei è di queste parti? Che cosa ne è stato del mulino e di chi lo abitava?</p>
<p style="text-align: justify;">Il vecchio si raddrizza e si leva il cappello davanti al cavaliere e poi risponde, rispettoso e un po&#8217; mesto:</p>
<p style="text-align: justify;">- Eh, cavaliere&#8230;sono già sette anni che nessuno abita più al mulino, e nessuno macina più la farina! Il vecchio mugnaio morì di crepacuore, si dice, perché la sua unica figlia si era uccisa gettandosi nel fiume. &#8211; il vecchio osservò per un poco le acque veloci, prima di proseguire: &#8211; Era una ragazza bella, ma un po&#8217; stramba, e riservata. In paese non la si vedeva mai&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe rimase silenzioso e il vecchio lo salutò e se ne andò con la legna. Si sedette sulla sponda a osservare la corrente e solo a tarda sera rientrò al castello.</p>
<p style="text-align: justify;">E da quel giorno la povera principessa non ebbe più da lui neppure un sorriso, neppure una carezza distratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciò a tornare spesso in quel luogo. Imparò a riconoscere il canto delle rusalke, che si levava dopo il tramonto del sole, come per salutare la luna. Le voci erano ora bisbigli sottili, ora lunghi lamenti, come singhiozzi, ora una carola di risate che si sgranava riempiendolo di una gioia inquieta e torbida, perché gli pareva di riconoscere, tra le voci mescolate, anche quella della fanciulla un tempo amata. Quando salivano veloci, una dopo l&#8217;altra, a spezzare agilmente le onde fresche, il loro canto parlava dei loro giochi:</p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è tiepida la luce</p>
<p style="text-align: justify;">della luna! Ora ci piace</p>
<p style="text-align: justify;">dal fiume emergere,</p>
<p style="text-align: justify;">il fondo lasciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Libere e liete nell&#8217;onda</p>
<p style="text-align: justify;">cantiamo con voce gioconda</p>
<p style="text-align: justify;">e al vento che l&#8217;acqua disperde</p>
<p style="text-align: justify;">asciughiamo la chioma verde.</p>
<p style="text-align: justify;">A tarda notte le rusalke se ne andavano, e a volte riusciva ad ascoltarne l&#8217;ultima canzone:</p>
<p>E&#8217; tardi, ormai il bosco</p>
<p>è freddo, muto e fosco.</p>
<p>La luna è al suo tramonto,</p>
<p>lontano si ode il canto</p>
<p>del gallo, e noi dobbiamo</p>
<p>tornar sotto le onde&#8230;andiamo&#8230;</p>
<p>**</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fondo del fiume, nel palazzo di sabbia e conchiglie tra le piante acquatiche, le rusalke filavano attorno alla loro regina e alzarono la testa, quando lei posò il fuso e battè leggermente le mani:</p>
<p style="text-align: justify;">- Basta, sorelle. Lasciate il lavoro. Fra breve la luna salirà in cielo, è tempo che saliate in superficie, che cantiate. Ma questa notte non ingannate il viandante, non riempite di alghe e melma la rete del pescatore, non attirate nell&#8217;acqua un bambino con racconti meravigliosi sui pesci&#8230;presto, andate e cantate.</p>
<p style="text-align: justify;">Le rusalke uscirono in frotta, desiderose di nuotare verso la superficie. Solo una di loro, una rusalka giovane come una bambina, restò  indietro, a osservare la regina con occhi seri:</p>
<p style="text-align: justify;">- E tu, non vieni? Neppure stasera? Perché hai cessato di unire la tua voce alle nostre nel canto? Tu sai che quell&#8217;uomo è sempre sulla riva del fiume, e sembra attendere proprio la tua voce? Queste sere, da che non sei più venuta, è più triste che mai. Chi è? Perchè lo eviti?</p>
<p style="text-align: justify;">La regina emise un sospiro lieve e sedette sui gradini del trono:</p>
<p style="text-align: justify;">- Tu, piccola mia, tu non c&#8217;eri quando io sono giunta presso di voi. Quell&#8217;uomo mi fu molto, molto caro, un tempo. Eppure è per causa sua che mi trovo qui: avvenne perché lui disprezzò il mio amore che mi gettai nel fiume. La fanciulla che ero morì e mi risvegliai rusalka, regina gelida e possente.</p>
<p style="text-align: justify;">- Però è ancora nei tuoi pensieri. E tu sei certamente nei suoi, oh, quanto a questo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La regina e la sua giovane compagna restarono in silenzio. La più piccola attendeva con pazienza. Infine la regina alzò il bel volto e la osservò con un fulgore strano negli occhi, che erano verde pallido come certi sassi che si trovano sul fondo sabbioso dei fiumi:</p>
<p style="text-align: justify;">- Parlagli di me, parlagli con dolcezza, con tenerezza. Tu saprai trovare le parole giuste. Digli che dopo tutti questi anni ancora lo aspetto, ancora lo amo.</p>
<p style="text-align: justify;">La piccola rusalka osservò la sorella con il dubbio sul volto:</p>
<p style="text-align: justify;">- Davvero, ancora lo ami? Dopo il dolore e il disprezzo, dopo che ha provocato la tua morte, ancora lo ami? Non cerchi la vendetta?</p>
<p style="text-align: justify;">La rusalka si alzò, osservando la luce verde e nera che scendeva dalla superficie delle acque fino al palazzo in fondo al fiume. Poi sorrise alla compagna più giovane, il sorriso che le rusalke si scambiano quando vogliono parlarsi senza parole, e disse solo:</p>
<p style="text-align: justify;">- Tu portalo a me.</p>
<p style="text-align: justify;">E la più giovane accennò col capo che sì, aveva capito, e guizzò via, risalendo verso la superficie come un&#8217;agile bolla d&#8217;aria, ed emerse silenziosa, smuovendo una piccola cresta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe sedeva in riva all&#8217;acqua e gli pareva, quella sera più che mai, che la fanciulla amata fosse lì vicino, e che sarebbe bastato pochissimo per vederla, finalmente.  Eppure da diverse sere, ascoltando il canto delle rusalke, non riusciva più a distinguere la voce a lui così cara.</p>
<p style="text-align: justify;">- Se solo potessi rivederla, parlarle del tormento che vivo da quando l&#8217;ho lasciata, dirle che non ho mai amato nessuna, nessun&#8217;altra dopo di lei! Se potessi tornare indietro, a vivere quell&#8217;amore libero e felice, quell&#8217;amore che io da folle ho disprezzato!</p>
<p style="text-align: justify;">Un fruscìo leggero lo mise in allarme, e aguzzò la vista verso il cespuglio arcuato sull&#8217;acqua, da cui sembrava provenire. Credette di sognare quando vide comparire una figurina esile, luccicante d&#8217;acqua, con una straordinaria capigliatura verde scuro come le alghe. Una fanciulla, anzi una bambina, sottile e dagli occhi grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Cosa vedo mai! Chi sei, bimba?</p>
<p style="text-align: justify;">La piccola rusalka sorrise a labbra chiuse e gli si avvicinò:</p>
<p style="text-align: justify;">- Eccoti di nuovo. &#8211; disse con la sua voce lieve e melodiosa. &#8211; Vieni qui tutte le sere ad ascoltare il nostro canto. Credo di sapere chi stai cercando&#8230;e lei ti attende, sai. Mi ha parlato di te. Lei ti attende da molto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe rimase a fissarla senza parole, il cuore fermo in petto. La piccola rusalka tese una mano:</p>
<p style="text-align: justify;">- Vuoi venire con me?</p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p style="text-align: justify;">Quella notte la principessa attese con angoscia il rientro del principe. All&#8217;alba, pallida di paura, mandò servi e scudieri a cercarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo sole del mattino che filtrava tra la nebbia trovarono facilmente il cavallo, docilmente legato ad una quercia morta. Chiamarono e chiamarono il principe, battendo ogni angolo del bosco. Finalmente trovarono il suo mantello, impigliato in un cespuglio proteso sull&#8217;acqua. Le falde erano immerse nella corrente e alcuni rami erano spezzati. La corrente del fiume scorreva placida, immemore.</p>
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		<title>non torna</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 16:50:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; che, se fossi superstiziosa, potrei credere che lo scricchiolìo di notte, la saliera che non trovo più, quel poco di vento che smuove una foglia, dico, potrei credere che è lei che torna, ogni tanto. Ma la saliera è solo sull&#8217;altro tavolo, e in effetti un bimbo si muove nel sonno, ed io non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; che, se fossi superstiziosa,</p>
<p>potrei credere che lo scricchiolìo di notte, la saliera che non trovo più,</p>
<p>quel poco di vento che smuove una foglia,</p>
<p>dico, potrei credere che è lei che torna, ogni tanto.</p>
<p>Ma la saliera è solo sull&#8217;altro tavolo,</p>
<p>e in effetti un bimbo si muove nel sonno,</p>
<p>ed io non riesco a pensare che i morti ritornino.</p>
<p>Oggi l&#8217;ho vista, la foto sul marmo, oggi è morta davvero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>appunti di viaggio II</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 17:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Echi]]></category>
		<category><![CDATA[demetrio stratos]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>

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		<description><![CDATA[La pace, come la luce, che serena trascorre sull&#8217;Olimpo. Il canto delle cicale diventa materia densa, ammaliante come la pasta d&#8217;oppio del conte di Montecristo. Scivola tra le crepe dei sensi. O tzitzeras o mitzeras. A volte ho l&#8217;impressione che il mare mi fissi, verso l&#8217;ora del tramonto, quando cambia colore come cambiano gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pace, come la luce, che serena trascorre sull&#8217;Olimpo.</p>
<p>Il canto delle cicale diventa materia densa, ammaliante come la pasta d&#8217;oppio del conte di Montecristo. Scivola tra le crepe dei sensi. <em>O <em>tzitzeras</em> o mitzeras.</em></p>
<p>A volte ho l&#8217;impressione che il mare mi fissi, verso l&#8217;ora del tramonto, quando cambia colore come cambiano gli occhi all&#8217;abbassarsi delle ciglia. Mi scruta e ha mille volti, diversi, reali, umani.</p>
<p>Le sirene dimorano in molti luoghi. Come scegliere uno scoglio solo, con tutto questo cielo da osservare voltandosi, al di sopra la spalla, con tutto il mormorìo segreto dell&#8217;acqua?</p>
<p>Scendi dalla barca. Fèrmati.</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>appunti di viaggio I</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 19:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Echi]]></category>
		<category><![CDATA[barca a vela]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto quello che ho visto, è stato davvero molto. Una baia stretta e azzurra, le rive così vicine da poter contare le foglie degli alberi. Una casa insaponata di calce bianca, ridondante di conchiglie e girasoli. (Avevo mai pensato, prima, al profumo del girasole?) Le sfumature di verde e di azzurro mi facevano pensare alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto quello che ho visto, è stato davvero molto.</p>
<p>Una baia stretta e azzurra, le rive così vicine da poter contare le foglie degli alberi.</p>
<p>Una casa insaponata di calce bianca, ridondante di conchiglie e girasoli. (Avevo mai pensato, prima, al profumo del girasole?)</p>
<p>Le sfumature di verde e di azzurro mi facevano pensare alla povertà della mia lingua e di tutte quelle che conosco, bene o male. Non riuscivo a definirle.</p>
<p>La cosa che sconcerta è il silenzio, in fondo. D&#8217;accordo, le vele fremono, le sartie vibrano come una lira (come una lira!), il mare violetto fruscia sotto di te&#8230;ma è il silenzio, è veramente il silenzio a dominare tutto. L&#8217;assenza di un rumore meccanico, costante, di un ronzio dovuto ad una spina allacciata alla corrente elettrica. Il vento e basta, e davvero capisco che ci vuole un dio, per governarlo.</p>
<p>I delfini hanno dorsi grigi e muscolosi, lucenti d&#8217;acqua. Ti irridono, bonariamente, ne sanno più di te. Prova a passare sotto una prua lanciata con un vento a 30 nodi, prova un po&#8217;, se ti riesce.</p>
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		<title>9 luglio 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hortus conclusus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho toccato il foulard e mi è parso tiepido delle sue mani - orecchini spaiati, camicie da notte piegate ancora nei cassetti - entrando nella stanza ho respirato piano, attendendola, ma lei non c&#8217;era, è cenere in attesa di collocazione, un nome da incidere sulla placca di marmo, una saponetta alla rosa su un ripiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho toccato il foulard e mi è parso tiepido delle sue mani</p>
<p>- orecchini spaiati, camicie da notte piegate ancora nei cassetti -</p>
<p>entrando nella stanza ho respirato piano, attendendola,</p>
<p>ma lei non c&#8217;era,</p>
<p>è cenere in attesa di collocazione,</p>
<p>un nome da incidere sulla placca di marmo,</p>
<p>una saponetta alla rosa su un ripiano vuoto,</p>
<p>posata anni fa, senza profumo.</p>
<p>Le cose pensano e ricordano.</p>
<p>Le ho ascoltate per capire</p>
<p>se almeno questo l&#8217;ha scelto lei,</p>
<p>di non chiamare più nessuno, di lasciar fermare il respiro</p>
<p>chè, tanto, a casa non sarebbe più tornata.</p>
<p>E dunque. Tutto nitido, tutto presentito.</p>
<p>Però io piango lo stesso, piango per me,</p>
<p>e non trovo un luogo</p>
<p>dove riporre l&#8217;amore che non dovrò più usare.</p>
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