estate

Ecco cos’è l’estate.

Sono liste di abiti, ciotole d’insalata, il canto di uccelli nel sonno.

E’ l’incertezza, il pensiero sinistro, il turbamento che leggi nelle tende che si muovono piano, di notte, a un vento invisibile e silenzioso.

E’ pensare alla luce in molti colori di sole, di bianco, di schiume chiare.

Leggere di amori passati come se ancora dovessero nascere, con l’arsura di un letto di ghiaia dopo giorni senza pioggia.

fine stagione

Mi girava intorno l’esistenza di una sera estiva e piovosa. Fili che si tirano e si allentano, conversazioni troncate, sguardi lasciati a metà.

A tratti, assoluta estraneità. Sensazione d’ombra, d’aria nelle ossa. Anche il rossetto color corallo è un manto di invisibilità.

Ascoltavo, con attenzione direi. Non un passaggio perduto, nè uno schiocco del cellulare alle mie spalle. E intanto pensavo al confine  tra maldicenza e pettegolezzo e mi sono concessa cinque minuti di auto rieducazione maoista.

mail mai spedita all’amico innamorato

A volte è troppo difficile ammettere anche solo un’incrinatura.

Così, tu. Tu scrivi per lei, per la gitana. Afferri pulviscoli nella luce. Trattieni i fili sottili dell’innamoramento con tutte le tue forze, tutti i fili, come di innumerevoli aquiloni. Gridi ogni volta, ti batti il petto con una pietra come fosse uno strumento musicale.

Lo sai, non credo che basti. Non basta dire continuamente l’amore per farlo esistere, per farne perdurare gli umori, i succhi deliziosi.

Ma poiché ogni metodo è buono quando funziona, speriamo che funzioni, caro amico.

PISANELLO

Chissà se lo sapeva, il Pisanello, di essere sopravvissuto al proprio tempo. Chissà se immaginava, mentre si innamorava della donna nascente sotto le sue dita, chissà se immaginava che quella donna l’avrebbe abbandonato come un amante noioso, prima ancora di avere occhi, di avere sorriso.

Chissà se presentiva l’eroismo della rinuncia, mentre impennacchiava un elmo, mentre raffigurava il cavaliere rovesciato dal cavallo.

Io lo credo stanco, fin da allora, di incider medaglie, rapito da un volo di anatre, da una criniera nel vento della corsa, da bellezze e incanti femminili; combattente valoroso di guerre di primavera, in grado, come Merlino, di dissolversi tra le foglie del bosco, di ritrovare la prigione d’aria e cristallo dove talvolta lo raggiunge una radiosa Viviana.

Nel pulsare del mondo, nel giro delle stagioni, il Pisanello coglieva la grazia di un movimento, raccoglieva la goccia di miele un attimo prima che cadesse, assaporava il minuto d’oro.

A Palazzo Ducale  mi coglie la vertigine del sogno, una beatitudine che non è dei sensi.

POLIFEMO

Qui, per sentire la voce di chi ha parlato prima di Polifemo.

A volte il silenzio è davvero insopportabile, in tutto questo buio. Tendo l’orecchio a cogliere il belato di qualche capra che ancora arriva qui, il fremito del vento quando si zittisce, un attimo prima delle tempeste autunnali. I miei poveri animali, rimasti senza cura, senza riparo! E d’altro canto, che se ne farebbero di un pastore cieco? Continue Reading »

la nuvola (filastrocca per viviana iv)

La nuvola d’estate

nel cielo tutto azzurro

trascorre le giornate

a cogliere il sussurro

del vento giù fra i rami

osserva i topolini

ne ascolta poi i richiami

fra erba e sassolini.

Vorrebbe compagnia,

qualcuno lì vicino:

ma, che malinconia!

neppure un uccellino

per fare due parole.

Sta sola fino a sera…

quando poi cala il sole,

diventa tutta nera,

si mette a contar stelle

e sogna cose belle.

VENEZIA (II)

Camminavamo indefessamente, passi rapidi, decisi, passi giovani, senza mal di schiena. Cercavamo di non perdere neppure un’ora delle lezioni disseminate per le mille sedi veneziane. Spesso ci riuscivamo; seguivamo sempre metà delle ore di lezione di storia, consistenti in un minuzioso riassunto del libro di testo, senza il minimo scarto, ma poi tagliavamo la corda per concederci la lezione di storia dell’arte, all’ultimo piano di Ca’ Foscari, che finiva alle otto di sera. Concederci è la parola giusta: un autentico godimento dei sensi, vuoi per la materia, vuoi per la scarsissima presenza di altri studenti, vuoi per il fascino indubbio del docente, vuoi per la collocazione dell’aula, negli attici. Continue Reading »

venezia

D’estate a Venezia restavo spesso sola, nei fine settimana. Non mi dispiaceva.

Gli esami da preparare non mancavano e studiare mi è sempre piaciuto. Dalla piccola scrivania, in camera da letto, osservavo una calle stretta, il triangolo del cielo, il perlinato che avvolgeva le pareti della stanza di fronte alla mia, nell’altra casa. Noi non avevamo il perlinato in casa, neanche una doga; e il bagno aveva la vasca: tutto questo mi faceva sentire incredibilmente chic. Continue Reading »

disciplina e magnolie

Quando la disciplina diventa norma del quotidiano? Mi interrogo per individuare il momento in cui l’organizzazione e l’esecuzione di un compito si mutano in quasi-necessità. Quando ho cominciato ad occuparmi di qualcosa già deciso e progettato, e ad organizzare mentalmente l’attività successiva mentre lo eseguo?

La sensazione di dominare il tempo con l’organizzazione a volte è soffocante: tuttavia nei momenti di silenzio del cervello e del cuore avverto l’ansia di utilizzarlo, quel tempo che scorre semplicemente nel movimento del sole. Assisto alla nascita di rimpianti che ancora non so di possedere. Sgocciola nei miei giorni un’inquietudine strana, che si placa nell’odore delle magnolie.

L’odore delle magnolie costituisce una fuga dalla disciplina autoimposta, una fuga riuscita, finché resto ferma, a respirare l’aria dei fiori.

la mia educazione

Non si accettano obiezioni

questo rapporto non prevede confronto

l’addestramento è un’esperienza totale

- solo gli idioti vogliono pensare da sé -

le opinioni altrui non hanno valore, non l’hanno mai avuto.

E’ così che mi hanno allevata.