dell’amore, dei muscoli, della pedicure

Complici una tosse incoercibile e uno stato di spossatezza raramente provato, sono stata a casa alcuni giorni pressoché inerte. E poiché stiamo sperimentando Netflix ho dedicato parecchie ore alla visione di alcune “commedie romantiche” – etichetta fin troppo elegante rispetto all’inglese chick flick. Il denominatore comune di questi film potrebbe essere l’uso paranoico della segreteria telefonica, ma a conti fatti la lista degli ingredienti non è molto più impegnativa:

– protagonista femminile: di rado gira da sola, quasi sempre è in branco con amiche/sorelle/madri; ha un lavoro chiaramente ben pagato (per quanto talvolta non si capisca cosa faccia esattamente per campare), lavoro che le consente di vivere in una casa estremamente confortevole; i luoghi d’azione privilegiati sono i lounge bar, i centri estetici, i centri commerciali, le palestre di yoga; dispone di un guardaroba elegante, di una capigliatura impeccabile, di un telefono cellulare la cui batteria non muore mai. E’ bianca e spesso bionda (al limite ha qualche amica secondaria orientale o coloured), mangia con moderazione bocconcini di sushi, ma beve cocktails in misura da far secco un marinaio bretone. Farebbe passare la voglia di accasarsi (obiettivo non sempre dichiarato ma sottinteso della sua esistenza) ad un mormone.

– protagonista maschile:  anche l’uomo gira in branco, ci mancherebbe; sul lavoro ben pagato non si discute, sulla casa elegante neppure. Sostituisce la seduta dalla pedicure e la sessione collettiva di arricciacapelli con birra & poker, birra & partite di basket, sport outdoor – & birra. Curiosamente pratica yoga, ma mai nella stessa palestra della donna. Il pezzo di bravura del protagonista e a volte dei suoi sodali è l’esibizione di un torace muscoloso e accuratamente depilato, unito ad uno sguardo ipervitaminico e a denti bianchi come piastrelle. Spesso fuma: la donna no. Riconosco però un  tentativo di par condicio: a me, almeno, non viene proprio voglia di provarci con uno così, neppure per noia.

Ora, la visione di questi film con Netflix presenta l’indubbio vantaggio di poterli visionare con il comando “avanti veloce”: in questo modo è possibile identificare con grande facilità la scansione delle sequenze per così dire narrative: incontro, primi approcci, sviluppo, crisi, catarsi. Su questo ben rado canovaccio si intrecciano ricami elaborati quanto canonici: il primo incontro può essere orchestrato da amici e parenti, o esser frutto di una scommessa a chi scopa prima chi, o risultato di un fraintendimento madornale. La crisi invece corrisponde all’incontro con “la famiglia”, determinante per rastrellare buoni sentimenti anche nei cuori induriti, cinici e bari. Poi dicono degli italiani…

Infine, la catarsi, l’occasione afferrata all’ultimo secondo, come il palloncino riacchiappato un attimo prima che sfugga per sempre: letteralmente, perché spesso il maschio ridesto si scapicolla contromano in autostrada, insegue taxi con biciclette rubate ai bambini, salta su TIR, dirotta aerei pur di fermare la fuga della Donna Sognata, Attesa, Riconosciuta (ma soprattutto Capitata). Le scene di sesso sono soporifere come una tombola all’ospizio; la sceneggiatura accattivante e intensa come la pubblicità di un callifugo.

Insomma, se speravo di svagarmi un po’, magari di commuovermi un tantino, è andata malissimo e la deriva social-antropologica è stata inevitabile, anzi indispensabile per vedere i film fino in fondo.

Scopro poi che gli attori, così li chiamano, sono spesso gli stessi: c’è insomma gente profumatamente pagata per sorseggiare vino bianco (nei bicchieri del rosso) e snocciolare battute cretine con l’espressione intensa di un uovo sodo.

E’ chiaro che l’utilizzo scostumato di clichés narrativi risponde ai bisogni elementari dello spettatore di sentirsi rassicurato, di poter credere nel lieto fine, di sentirsi irresistibile per interposta persona e, sempre per interposta persona, di commettere errori, perdonare ed essere perdonato, infine fare la scelta giusta.

Se bisogna sorbire la zuppa Campbell’s dei clichés a microonde, meglio, meglio vale tornare alla ricetta originale e agli ingredienti freschi. Penso che mi rifarò l’opera omnia di Jane Austen, magari con un salto indietro a Frances Burney, e poi ripasserò le Bronte.

E poiché sono nata e morirò secchiona, ricomincerò a predicare la lettura integrale dell’Odissea che, come ognun sa, contiene ogni cosa. (Per i più pigri va bene anche la riduzione televisiva del 1969, insomma la liquidazione finale di cui parlava Walter Benjamin, ma tant’è…)

Per chi proprio volesse…

Because I said so (Perchè te lo dice mamma): http://www.imdb.com/title/tt0490084/

He’s just not that into you (La verità è che non gli piaci abbastanza): http://www.imdb.com/title/tt1001508/

How to lose a guy in 10 days (Come farsi lasciare in dieci giorni): http://www.imdb.com/title/tt0251127/

She’s out of my league (E’ troppo per me): http://www.imdb.com/title/tt0815236/

Failure to launch (A casa con i suoi): http://www.imdb.com/title/tt0427229/

ma soprattutto:

https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_%28sceneggiato_televisivo%29

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