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LE TRECENTO POESIE TANG (I)

L’EREMO DEL PARCO DEI CERVI Vuota è la montagna – non vedo nessuno solo, odo fantasmi di voci. Ancora la luce del sole, penetrando nel fitto degli alberi, si riflette, scintilla sul muschio.

LU LI

Se vieni a cercarmi e la mia porta  è chiusa mi troverai in riva al lago nel mezzo del verde vado a cogliere canti di primavera

GIORNO DEI MORTI

E’ evidente come l’amore, come la tosse scientifico come la prova del nove la sublimazione dello iodio è evidente che non torni, non torni. E’ evidente che piango.

dell’amore, dei muscoli, della pedicure

Complici una tosse incoercibile e uno stato di spossatezza raramente provato, sono stata a casa alcuni giorni pressoché inerte. E poiché stiamo sperimentando Netflix ho dedicato parecchie ore alla visione di alcune “commedie romantiche” – etichetta fin troppo elegante rispetto all’inglese chick flick. Il denominatore comune di questi film potrebbe essere l’uso paranoico della segreteria […]

il castello

Nelle pietre il respiro del vento e la terra nelle mani. Da qui ombre di musica a cavallo del cielo scintillano cadono… Ma tace il fuoco, e l’acqua riposa, nascosta nel buio.

waiting

I am waiting at the door of November. Willing to see damp leaves and fogs I still wonder at my deads at my grandmother’s green eyes.

la demolizione

Tu demolisti ogni cosa. Metodico, staccavi ogni tessera dal mosaico – inutile affannarsi a raccogliere l’oro caduto in briciole, a schiena piegata. Perché a un tratto alzai lo sguardo e non riuscii più a vedere i nostri profili abbracciati in una curva del mondo. Tu fissavi la devastazione, incredulo di quanto avevi commesso. Avevi vinto […]

Quiet

I am drinking tea, I am smiling over my cup and I see that Quiet lies in Autumn waters.

ALICE

Ogni tanto la osservo quando non se ne accorge, quando intreccia una collana di margherite, o quando dorme, come ora. Non c’è nulla che mi dia più piacere di quest’angolo di fiume nei pomeriggi d’estate. Alice ha appoggiato la testa sulle mie ginocchia e si è addormentata profondamente, di un sonno compatto, e la fronte […]

1 dicembre, mattina

Com’erano queste mattine scricchiolanti di gelo, l’odore delle stalle, i campi in riposo e tu a cucire, a stufa quasi spenta? Erano davvero diverse da adesso, quando mi fermo sotto la foto e respiro piano, e attendo e il dolore arriva bianco a chiudermi gli occhi?