ALCUNE DI LORO

Demetra che conduce la stagione apre le foglie, inturgidisce boccioli, prevede l’aroma dei frutti nel nero intenso della terra da lei risvegliata. Si compiace di solchi precisi, del ritmo dell’aratura. Appena fioriscono i papaveri scarlatti nel grano se ne adorna. Continue Reading »

a giuni russo

Sei cresciuta come un cedro del Libano

come un cipresso sui monti dell’Ermon

come un olivo maestoso in pianura

sei cresciuta come un platano

come palma in Engaddi e le rose in Gerico

e rigogliosa come lampo di fuoco

fuoco che mi inebria.

E’ l’incipit di una canzone di Giuni Russo, “La Sposa”, che io conosco per averne  ascoltata la versione cantata insieme alle Carmelitane Scalze nel disco “Unusual”. “Unusual”, l’opera postuma meno postuma che io conosca, è uscito dopo la morte di Giuni Russo ed è composto da duetti tra la voce di Giuni e la voce di altri artisti, l’una campionata, l’altra viva, e il risultato è straordinario, commovente e scintillante, nel profondo. Non si tratta di macabro omaggio o di lucro: il disco è un atto d’amore. Continue Reading »

n.11

E nasce l’imbarazzo,

un’onda che vorresti pesante come velluto scuro,

e osservi il tavolo desiderando di finirci sotto

e fissi il bicchiere dell’acqua

e lo svuoti a sorsi affrettati insapori

- lo sforzo di controllarsi fa venir sete -

e intanto lei parla, convinta

- è la pena, la mestizia, non riesci a provare fastidio -

vorresti solo che finisse

e non osi incrociare lo sguardo degli altri

- temi di vedere non il sorriso nascosto ma il tuo stesso allibito pensiero.

Intanto palpiti e presagi e carni ardenti e sussulti e languori senza sosta

- lettere incatenate che vorresti liberare, far coriandoli di quei dannati fogli -

e finalmente torna al tavolo, tutta contenta,

e la tua ormai famosa perfidia non trova parole, non trova lame

- è umanità, calda e penosa, dolente,

vorresti batterle un colpetto sulla mano,

sorridere con approvazione

ma non puoi

perché, che diamine,

quelle poesie, davvero, erano indicibilmente brutte.

ODISSEO

Per ascoltare anche la voce di altri, partire da qui.

Non fosse che per il nostro letto, questo legno amico di cui conosco ogni venatura – e come ne luccica polita la grana -, non fosse che per questo dovrei sentirmi finalmente accolto, finalmente al termine, qui, alla fine di ogni cosa brutta e vile della mia vita.

L’odore di zolfo qui non giunge: non vi è anzi odore alcuno, salvo forse quello della polvere tra le pietre del pavimento, della lana tiepida, una traccia di cera, più un ricordo di miele che altro. Continue Reading »

i miei timori infondati e comunque sempre eccessivi

Ieri sera al solito ritrovo del giovedì, al solito stammtisch arriva anche G.

G. non lo conosco tanto ma quel che so di lui mi piace; è una persona gradevole, amichevole, sorridente, di buon umorismo, di conversazione stimolante.  Non si mette mai sotto i riflettori e talvolta scompare nei rumori di fondo, ma c’è nell’uomo molto più di quel che si può scorgere ad una prima occhiata.

Ieri sera all’improvviso osserva senza battere ciglio che io sono un’iconoclasta. Verissimo, penso, e glielo dico, ma mi stupisco, al contempo, che abbia potuto cogliere senza fallo questa mia caratteristica. Mi risponde che è invece evidente, si vede, si capisce, e lo dice col tono pratico di chi potrebbe snocciolare esempi a iosa. E io ammutolisco e cambio colore, perché in quell’istante mi balena il pensiero che sia passato di qui, dal giardino, e che non lo dica per discrezione (ho già sperimentato che è uomo di  ammirevole discrezione).

Sarò scema o no? Certo che sì e per i motivi più svariati: intanto immaginare che abbia scovato questo luogo, poi pensare che abbia provato sufficiente curiosità da leggere, e infine provare il timore della scoperta. Perché diavolo scrivo se non voglio che mi si conosca? La risposta, involuta, è quella di sempre e non mi fa onore: perché scrivere mi piace ma non voglio metterci la faccia.

le ancelle

Tocca anche a loro, dopo tutti gli altri che hanno voci e volto.

Noi siamo qui, siamo presenze nella storia, dotate di voce ma senza parole, senza volti da ricordare. Abbiamo mani affaccendate e occhi che tutto osservavano, mentre strofinavamo le mense dei pretendenti con spugne intrise d’acqua, labbra chiuse, i capelli severi come una cortina tirata. Continue Reading »

n.10

Pioggia tiepida,

sullo sfondo la sera:

potevo contare i colori del verde.

tecniche di seduzione

- Innocence alarms a man, disarms him, and then charms him.

- Back to a square one. No longer alarmed, but presumably charmed, does the man try to disarm the girl?…for you know, I am the girl in armour.

TELEMACO

Ormai il filo omerico si allunga sempre più…per un viaggio a ritroso partire da qui.

Di mio padre non ho alcun ricordo, solo sensazioni deboli. Un’ombra accanto a mia madre, ma solida e calda, una presenza ammirevole cui non riesco a dare contorni. La sensazione di un conforto lento a giungere ma sicuro -  fino  a poco tempo fa non ho mai messo in dubbio il suo ritorno, sostenuto in questo dalla feroce capacità di attesa di mia madre, dai racconti di Euriclea sempre avvincenti, sempre certi della loro conclusione. Questa nostra vicenda di uomini e donne di Itaca si  è dipanata ai miei occhi come un racconto mitico. Continue Reading »

la stagione nelle vene

“Racconto d’autunno” di Tommaso Landolfi è stata una delle letture indimenticate della mia adolescenza, assorbito così  profondamente, così tacitamente,  che il pezzo che segue fu scritto senza che mi rendessi conto di quello che avevo veramente in cuore – il ricordo del libro. Lo capii anni dopo, e solo ora ho deciso che si tratta di omaggio e non di plagio.

Si stava facendo buio un’altra volta. L’oscurità saliva in silenzio, quasi approfittando del vuoto che circondava ogni cosa. Aveva perso il conto dei giorni. Solo, ogni pomeriggio sedeva sul largo davanzale interno alla finestra, scostava le tende di pizzo pesante e guardava giù, nella valle, il buio che le veniva incontro. Continue Reading »